Cambridge United v Grimsby Town. Un martedì da dilettanti.

Vivere in Inghilterra può causarti frustazione se sei soggetto (come me) a improvvise voglie di  panini con la mortadella, ma per gli amanti del “Beautiful game” non c’è decisamente un posto più indicato. Soggiornando nel paese della regina e del fish and chips ormai da un po’, ho avuto la fortuna di poter sedere nei comodissimi seggiolini di stadi come Stamford Bridge o White Hart Lane e di assaporare un po’ di quella atmosfera british che tutti I lettori di questo blog sicuramente ameranno almeno quanto me.

Ma la nuda verità è che a me, tarantino tifoso del Taranto, esperto per motivi indipendenti dalla mia volontà di campi in terra e stadi di provincia, il calcio patinato delle grandi star e degli introiti milionari ha sempre dato l’impressione di essere artificiale, costruito in tv per chi guarda la tv. Sentire la musichetta della Champions insieme a più di 40 mila supporters Chelsea è emozionante, ma vuoi mettere con l’operaio che urla qualcosa a un calciatore dopo un gol sbagliato.. e riceve una risposta?

Ieri avevo voglia di sentire il profumo dell’erba, di cantare e urlare con altri omaccioni sudati e vagamente alticci, avevo voglia di stare in mezzo a gente che va a guardare la squadra della propria città perchè ci si identifica, e non solo perchè gioca la coppa internazionale con l’attaccante da 30 milioni. E così sono finito allo stadio di Cambridge per la notturna di Cambridge United vs Grimsby Town. Giallo-neri vs Blu, per quel che ne sapevo io. Si trattava di una partita di Blue Square Premier Bet, quinta divisione inglese, non professionistica (anche se alcune squadre lo sono), più o meno paragonabile alla nostra serie D.

Ero già stato in passato a vedere partite di campionati minori inglesi ma non mi ero mai spinto oltre la quarta serie e quindi oltre i limiti del professionismo. Ero pronto a tutto.

Arrivo allo stadio con un mio amico, che ancora non riesce a capacitarsi di come sia riuscito a convincerlo a venire. L’impianto è nel mezzo di un piccolo sobborgo di Cambridge, e sorge a due passi da casette a schiera. Nella via che porta ai cancelli, sciarpe di diverso colore si mischiano mentre sembrano accecanti i fari che illuminano il campo. Avete mai visto una gara di serie D in notturna (di martedì)?

Il biglietto è caro: 15 sterline (12 per studenti). Parliamo di 20 euro per una quinta divisione, comincio a capire come pagano l’illuminazione. Mentre lancio due bestemmie verso il “modello inglese”, supero i finti tornelli e la prima cosa che mi trovo di fronte è il pub. Dentro lo stadio. All’interno gente che beve birra e discute della formazione, del campionato, degli avversari. Quando andavo in trasferta in Italia, trovavo il divieto di vendita di alcolici in tutta la città tre ore prima e dopo la gara. E Vabbè. Il pub è collegato al tunnel degli spogliatoi, e mentre sto per finire la mia birra ecco comparire quello che scopro essere l’allenatore in seconda del Cambridge che se ne scola una con dei vecchi tifosi.

The Dublin Suite. Dove puoi prendere una pinta di Ale e del curry per soli 6 pound.

Prendo posto in tribuna (io volevo la curva, ma non potevo tirare troppo la corda con il mio amico) su degli scomodi seggiolini. L’Abbey Stadium è un impianto di circa 10mila spettatori, con 4 settori sui quattro lati del campo, tutti coperti e attaccati al campo. Non ci sono barriere, nè fossati né coccodrilli. Se non fosse per i pali di sostegno alla tettoia, la visuale sarebbe ottima. L’età media è alta, si tratta perlopiù di distinti signori con cappelli coi colori sociali e qualche padre con bambini, mentre la parte più giovane del tifo giallo-nero siede nella South Stand.

Quando comincia la partita ci saranno 3mila persone, molto più di quanto facciano la maggior parte della squadre di C1, e circa 300 ospiti, tutti criminali senza tessera del tifoso. Scorgo pericolosissimi striscioni non ignifughi e mi sembra addirittura di sentire il suono di un tamburo (!).

Sono ancora allucinato da questa incredibile mancanza di norme di sicurezza che in campo già se le danno di santa ragione. Il ritmo è elevatissimo e le squadre, contrariamente a quello che mi aspettavo, cercano di giocare la palla. Il Cambridge parte forte grazie a un biondino tutto finte e dribbling ma non riesce a creare veri pericoli. Il Grimbsy gioca di rimessa con il numero 10 che sembra un Ibrahimovic più basso e pelato. Al 12’ il numero 4 in giallo sta pensando al mutuo da pagare quando liscia la palla sul retropassaggio lanciando il centravanti in blu del Grismby che viene atterrato dal portiere. E’ rigore per l’arbitro, ma non per il guardalinee che fa trasformare il tutto in una palla a due. Non vedevo una palla a due effettivamente giocata dai tempi in cui ero negli esordienti.

Riscaldamento prepartita. Sullo sfondo la North Stand.

Il tifo è monotono ma incessante, sicuramente molto meglio del triste spettacolo regalatomi dai sostenitori Chelsea poche settimane fa contro il Valencia.

Dieci minuti dopo, l’Ibrahimovic del Grismby stoppa un lancio lungo, salta il marcatore, difende la palla dall’intervento di un avversario andando sul fondo e mette in mezzo un pallone delizioso che il suo  compagno centravanti non deve far altro che piazzare all’angolino con un piattone. Grimsby in vantaggio e Abbey gelato.  A fare eccezione il settore ospiti e qualche tifoso in blu che siede in gradinata, libero di esultare compostamente senza per questo mettere a repentaglio la propria esistenza.

Nel secondo tempo la musica non cambia. Sullo sfondo di interventi killer da una parte e dall’altra, Cambridge che tiene il pallone senza riuscire a essere pericoloso, complice il centravanti più lento e scoordinato che il mondo ricordi dai tempi di Darko Pancev. Dall’altra parte il numero dieci continua a scherzare con i difensori avversari. Le prende tutte di testa, difende il pallone, indietreggia a centrocampo per impostare, dribbla e verso il quindicesimo tira una sassata che il portiere in giallo respinge a fatica.

Nel finale c’è tempo per un pesudo-assedio del Cambridge che però si spegne nell’inutilità del proprio reparto offensivo. E’ triplice fischio e il nonnetto alla mia sinistra mi guarda sconsolato e ammette che il Grismby ha giocato meglio. Gli torna il sorriso solo quando scopre che sono un Italiano venuto a vedere la sua squadra solo per il gusto di farlo e inveisce (ovviamente in pacato stile british) contro i suoi nipoti che invece sono tifosi dell’Arsenal.

I sostenitori ospiti sono liberi di uscire dal proprio settore senza aspettare mezzanotte mentre io mi godo i commenti rassegnati nella colonna di persone che porta verso le macchine. Cambridge United 0 – Grimsby Town 1. Decisamente non porto fortuna alla città che mi ospita, e dire che dovrei esserci abituato.

p.s. Appena tornato a casa mi sono preso la briga di andare a controllare chi fosse quel numero dieci, chiaramente di un’altra categoria. Scopro che il nostro corrisponde al nome di Liam Hearn e ha già segnato in questa stagione 19 reti in 26 partite senza battere i rigori. Mi verrebbe da dire “tenetelo d’occhio” ma è anche vero che se a 26 anni giochi nel Grimsby Town in Conference Football, le possibilità che tu vinca il pallone d’oro sono bassine.

3 thoughts on “Cambridge United v Grimsby Town. Un martedì da dilettanti.

  1. Bello Ripper, davvero. Ben scritto e divertente (un po’ polemico amgari, ma vabbè, ci sta). Quando vado a vedere una partita del Leeds United magari faccio un fisciho al proprietario del Blog per dire la mia.

    • Grazie mille. E dire che mi son dovuto trattenere per non essere troppo polemico…🙂

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