Tottenham Hotspur 1960/1961: la stagione del double

Una parola che è entrata nel vocabolario calcistico italiano è “triplete”, dopo che l’Inter di Mourinho ha vinto Champions, Campionato e Coppa Italia; non capirò mai perchè usare una parola straniera quando ne esiste una italiana equivalente, ma tant’è. Se non altro gli inglesi la pensano come me, e il “treble” è tale e non diventa “triplete” nella lingua di Sua Maestà. Treble e double. Il Treble, l’unico della storia del calcio inglese, lo realizzò il Manchester United nel 1999, il double è avvenimento leggermente più frequente invece: l’ultimo è opera del Chelsea targato Ancelotti, 2010. Il primo double della storia lo realizzò invece il Preston North End (una squadra storica se ce n’è una, almeno nel mio immaginario anglocalcistico) nel 1889, seguito dall’Aston Villa che realizzò l’impresa nel 1897; poi più niente per molti anni, fino al 1961, l’anno che prenderemo in considerazione in questo post.

Dunque, come avrete capito si parla di double e si parla di 1961, il primo double del novecento. Manca la protagonista dell’impresa in questione, che non abbiamo ancora citato: il Tottenham Hotspur. Il Tottenham, come ama definirsi, è un club of firsts: prima – e unica – squadra a vincere la F.A. Cup da non appartenente alla Football League (come ricordato nel mio primo post), prima squadra inglese a vincere una coppa europea, e appunto prima squadra del novecento a realizzare il double. Ripercorriamo dunque quella stagione magnifica per il club del nord di Londra.

Il Tottenham in posa con i due trofei vinti nel 1961

Il Tottenham arrivò alla stagione 1960/1961 reduce da un terzo posto in First Division, due punti alle spalle dei campioni del Burnley; la convinzione nel manager Bill Nicholson di poter vincere il titolo ricevette da quella campagna, seppur conclusasi negativamente, un impulso decisivo. In estate venne escluso dai titolari l’esterno destro Terry Medwin e Cliff Jones, abituale esterno sinistro, venne spostato a destra e venne inserito nella formazione tipo la piccola ala Terry Dyson; venne acquistato John Smith dal West Ham, con l’intenzione di sostituire il mitico capitano Danny Blanchflower, centrocampista difensivo dal grande senso tattico reduce da prestazioni non certo eccellenti, che gli costarono la panchina già durante la stagione 1958/1959, con tanto di richiesta di trasferimento inoltrata alla società, salvo tornare sui suoi passi quando Nicholson decise di reinserirlo nell’11 titolare. Una formazione che vedeva inoltre da un anno la presenza in campo di Les Allen, un attaccante riserva del Chelsea acquistato da Nicholson in cambio del Nazionale inglese Johnny Brooks, talentuoso ma incostante. Una cosa importante qui da sottolineare è lo schieramento, un ancora poco moderno 2-3-5 sulla carta, lontano dalle successive soluzioni che verranno adottate (l’anno dopo gli Spurs passarono a un più congeniale, ai nostri occhi, 4-4-2). Sostanzialmente però si trattava già di un 4-4-2 o 4-2-4.

La stagione cominciò nel migliore dei modi, con una serie di 11 partite vinte consecutivamente che lanciarono il Tottenham in vetta alla classifica, davanti allo Sheffield Wednesday. Il primo passo falso arrivò ad Ottobre, con il pareggio 1-1 contro il Manchester City a White Hart Lane. La fiducia negli Spurs da parte della stampa non era a livelli eccezionali, tanto che bastò quel pareggio per far nascere nei mezzi d’informazione i primi dubbi sulla squadra di Nicholson, nonostante il tabellino della partita registrasse 39 tiri in porta dei padroni di casa a fronte dei soli 9 tentativi dei Citiziens, sintomo di un dominio pressochè totale. La reazione fu immediata, con una vittoria netta per 4-0 sul campo del Nottingham Forest, seguita dalle vittorie risicate in quel di Newcastle (4-3) e sul Cardiff (3-2) e dal successo rotondissimo in casa contro il Fulham (5-1). Ma mentre il Tottenham sembrava lanciatissimo verso un titolo che a White Hart Lane mancava ormai da 10 stagioni, arrivò la sconfitta a Hillsborough proprio contro quello Sheffield Wednesday che fino a quel momento sembrava (e come vedremo, sarà) la rivale più accreditata degli Spurs: un 1-2 che fece nuovamente nascere dubbi circa la reale forza della squadra, nonostante un abbondante margine sulla seconda: si trattava infatti di uno scontro diretto, e la sconfitta avrebbe potuto significare per gli uomini di Nicholson perdere fiducia nei propri mezzi. Ma le cassandre che anche questa volta aleggiavano intorno agli Spurs si sbagliavano: la reazione fu strepitosa, con il malcapitato Birmingham City schiantato a White Hart Lane per 6-0 e la vittoria esterna (3-1) sul campo del West Bromwich Albion. Il girone di andata – ma è meglio dire le prime 21 partite, perchè come accade sempre il calendario inglese tende a sconvolgere l’ordine naturale delle partite – si concluse con un rocambolesco 4-4 contro i campioni in carica del Burnley e un 1-0 esterno sul campo del Preston North End, che portarono gli Spurs a 38 punti; nel mentre, lo Sheffield Wednesday perdeva colpi, favorendo la rimonta di Wolverhampton, dello stesso Burnley e dell’Everton, prossima avversaria del Tottenham a Goodison Park.

Bill Nicholson, il manager

La partita si svolse nella nebbia di Liverpool, con l’Everton ad attaccare per i primi 35 minuti a testa bassa, non trovando tuttavia la via della rete (nonostante due occasioni nitide, sprecate da Derek Temple e Frank Wignall, e venendo invece punito da White al 36′ e da Dyson due minuti dopo. Il secondo tempo si aprì tra la sempre più fitta nebbia con il goal dell’Everton, che diede speranze ai Toffees, speranze rese nuovamente vane dal goal di Mackay che fissò il risultato sul 3-1 finale. Il Tottenham dimostrò la propria forza con quella vittoria e diede un impulso praticamente decisivo alla sua rincorsa al titolo. Nelle settimane successive a ridosso del Natale venne sconfitto per due volte il West Ham (2-0 e 3-0 al Boleyn Ground), e il Blackburn dovette cedere per 5-2 a White Hart Lane, una serie positiva che condusse gli Spurs al terzo turno di F.A. Cup, in casa contro il Charlton. La partita si rivelò più difficile del previsto, con il Tottenham vittorioso solamente per 3-2, un risultato però confortante se paragonato a incredibili sconfitte subite nello stesso turno da squadre favorite, come tra le altre la sconfitta casalinga 1-2 del Chelsea contro il Crewe Alexandra. In campionato invece gli Spurs subirono la seconda sconfitta, un netto 2-0 a Old Trafford contro il Manchester United, una sconfitta affievolita però dai risultati di Sheffield Wed e Burnley (Aston Villa-Everton venne rimandata causa maltempo) e, con qualche giorno di ritardo, dalla successiva partita. A White Hart Lane, davanti a 65.251 spettatori, arrivò l’Arsenal, per un derby del Nord di Londra di cruciale importanza: un derby che si aprì con il goal dell’Arsenal (Henderson), ma che vide dilagare gli Spurs, che si aggiudicarono la partita per 4-2. Ormai sembrava chiaro, quella squadra aveva una marcia in più e pareva inarrestabile, prima con 8 punti di vantaggio sul Wolverhampton, unica seria candidata a contendere il titolo al Tottenham in quel momento.

Se in campionato le cose andavano bene, lo stesso si può dire per l’F.A. Cup, dove il sorteggio accoppiò gli Spurs al Crewe Alexandra, vittorioso come ricordato a Stamford Bridge nel turno precedente. Le speranze per i rossi del Cheshire di mietere un’altra vittima illustre furono però annichilite dalla prestazione degli Spurs, che trionfarono per 5-1 (va detto che l’anno prima la stessa partita terminò 13-2), accedendo così al quinto turno. Gli uomini di Nicholson tornarono quindi a concentrarsi sul campionato, dove però, a sorpresa, vennero sconfitti in casa, 2-3, dal Leicester City (tenete a mente questa squadra..); ma come ci ha insegnato fin qui la stagione degli Spurs, dopo un passo falso segue sempre un trionfo, e anche stavolta fu così, con la vittoria esterna a Villa Park per 2-1 che anticipò il quinto turno di F.A. Cup, dove infatti Aston Villa e Tottenham dovettero di nuovo affrontarsi, sempre a Birmingham. Con la vittoria al Villa Park il Tottenham divenne la squadra che raggiunse più velocemente i 50 punti con il sistema dei 2 punti a vittoria. Dicevamo dell’F.A. Cup, stessa partita, e stesso finale: anche in questo caso fu infatti una vittoria Spurs, un secco 2-0 con le firme di Neal (autogoal) e Jones. In campionato l’1-1 casalingo contro il Wolverhampton fu seguito dall’affermazione per 1-0 a Maine Road, casa del Manchester City. Febbraio terminò con gli Spurs avanti 9 lunghezze sullo Sheffield Wednesday (ritornato prepotentemente in corsa e con una partita da recuperare) e 10 sugli stessi Wolves, mentre le altre squadre sembravano ormai tagliate fuori dalla corsa al titolo.

Il tradizionale giro in autobus con i trofei

Si aprì dunque Marzo, e si aprì con il sesto turno di F.A. Cup che metteva il Tottenham di fronte al Sunderland in casa dei Black Cats. La partita terminò a sorpresa 1-1, rendendo necessario il replay che si giocò 4 giorni dopo a Londra; un replay che non ebbe storia e vide la netta vittoria per 5-0 della squadra di casa, supportata nell’occasione da una folla di 64.797 spettatori. Se in F.A. Cup le cose andavano benissimo, in campionato non fu così. Alle sconfitte a Cardiff (3-2) e in casa contro il Newcastle (1-2) non bastò rispondere con la sonora vittoria 4-2 contro il Chelsea a White Hart Lane (intervallata da uno scialbo 0-0 contro il Fulham) per tenere lontano lo Sheffield Wednesday, che si riportò, a fine mese, a ridosso degli Spurs (3 lunghezze separavano le due squadre) e che era ormai chiaro fosse l’avversario da battere per mettere le mani sul trofeo di campioni d’Inghilterra. Le notizie positive arrivavano però dalla coppa: durante il periodo nero in campionato, infatti, il Tottenham disputò la semifinale di F.A. Cup, a Villa Park (storico campo “da semifinale”) contro il Burnley, vincendola per 3-0 e guadagnandosi così l’accesso alla finale da disputare a Wembley contro il Leicester City, che eliminò lo Sheffield United (0-0 a Stamford Bridge, 2-0 nel replay giocato a Birmingham). Il Tottenham mancava dalla finale da 40 anni, dal lontano 1921 quando un goal di Jimmy Dimmock stese il Wolverhampton e diede la vittoria ai londinesi.

Il Tottenham arrivò dunque al mese decisivo, Aprile, con l’entusiasmo dovuto al raggiungimento della finale ma allo stesso tempo le preoccupazioni per la cattiva forma in campionato. Preoccupazioni che si rivelarono, alla luce dei fatti, infondate: il mese si aprì con l’affermazione 5-0 sul Preston North End, seguita dalla vittoria per 3-2 a Stamford Bridge contro il Chelsea e dalla vittoria, sempre esterna e sempre per 3-2, in casa del Birmingham City. Un filotto di quattro vittorie consecutive (va infatti ricordato il 4-2, sempre contro il Chelsea, che chiuse il mese di Marzo) che condusse gli Spurs a quella che era la Partita: Tottenham-Sheffield Wednesday, di scena a White Hart Lane Luned’ 17 Aprile 1961. In caso di vittoria infatti gli Spurs si sarebbero consacrati Campioni d’Inghilterra per la seconda (e, come sappiamo noi oggi, ultima) volta nella loro storia. La partita cominciò tuttavia con una doccia freddissima per i 61.000 presenti a The Lane: gli Owls passarono infatti in vantaggio con la rete di Don Megson. Ma tre minuti prima del fischio di fine primo tempo, arrivò il pareggio Spurs, ad opera di Smith; e un minuto dopo il goal di Les Allen (da una punizione calciata da Danny Blanchflower) spedì in paradiso il pubblico lilywhites. La partita non vide altri sconvolgimenti, e al fischio finale il capitano Blanchflower, tutt’altro che finito come si pensava a inizio stagione e vincitore del premio di Giocatore dell’Anno, potè alzare al cielo di Londra il trofeo, non prima però che la folla invadesse il campo al grido “WE WANT DANNY”. Il campionato terminò con le ormai ininfluenti sconfitte (4-2 a Burnley, 2-1 contro il West Bromwich) e con la vittoria 1-0 contro il Nottingham Forest. L’attenzione degli Spurs era ormai tutta rivolta alla finale di F.A. Cup del 6 Maggio contro il Leicester.

Blanchflower con il trofeo di Campioni d'Inghilterra

Bill Nicholson sapeva che la condizione fisica dei suoi era precaria, e sapeva anche che lo sforzo psico-fisico necessario per vincere il titolo avrebbe influito sulla sua squadra. Decise pertanto di rinunciare a quel calcio fatto di velocità che tanto aveva fatto divertire i tifosi lungo tutto l’arco della stagione a favore di una tattica più conservativa, che invogliasse il Leicester ad attaccare in modo da stancarlo e colpirlo; e in effetti, dopo 5 minuti di dominio Spurs, i Foxes presero il campo, con il Tottenham deciso a contenerli e ripartire. La prima svolta della partita avvenne per un fatto casuale: Les Allen e Len Chalmers si scontrarono, e mentre Allen si rialzò quasi immediatamente, il giocatore del Leicester dovette rimanere lontano dal campo per più tempo, non potendo essere sostituito perchè…fino al 1963/1964 le sostituzioni erano vietate. Rientrò pertanto in campo in condizioni tutt’altro che ottimali. La partita si sbloccò al 66′, quando, dopo che Blanchflower intimò ai suoi compagni di squadra di salire vedendo il Leicester in difficoltà, Smith mise il pallone alle spalle del portiere avversario, un tal Gordon Banks di cui avrete certamente sentito parlare. Al 75′ Dyson, il piccolo Dyson, segnò il 2-0 su un colpo di testa da cross di Smith, dopo che Chalmers, ancora malconcio, perse un pallone regalando il possesso agli Spurs. La partita non ebbe nient’altro da dire e Blanchflower potè così alzare il secondo trofeo nel giro di qualche settimana, questa volta nel prestigioso palcoscenico di Wembley davanti a 100.000 spettatori.

Blanchflower con la F.A. Cup

Si concludeva così una stagione irripetibile per il Tottenham, e per molte altre squadre che non hanno mai avuto modo di compiere il double. Una squadra, quel Tottenham, che giocava un calcio spettacolare e divertente, allenata da un grande manager come Bill Nicholson (a cui è intitolata la via in cui sorge White Hart Lane, tanto per capirne l’importanza) e capitanata in campo da Danny Blanchflower, un giocatore magari non famosissimo a livello internazionale (e in questo giocare nell’Irland del Nord non lo aiutato certamente) ma indimenticabile per i tifosi Spurs, tanto che il Times nel 2009 lo ha eletto greatest player in Tottenham history. Come ebbe modo di scrivere il giornalista John Arlott “Not all champions have been recognised at the true bar of footballing judgement – the opinion of those who play against them. Others, again, received only grudging assent because the manner of their achievement did not measure up to the eminence of their position.”

“The Tottenham Hotspur side if 1960-61, however, made friends on all levels – on delighted terraces, among the critics (applause from the press box is frownded upon as undignified, but this team moved some very hard reporters to unchecked admiration) and the best of players and managers. Footballing Britain realises that no other team is so fitting to be ‘England’ in the coming European Cup.”

La squadra che affrontò il Leicester

1. Bill Brown (GK) 2. Peter Baker 3. Ron Henry 4. Danny Blanchflower (C) 5. Maurice Norman 6. Dave Mackay  7.Cliff Jones 8.John White 9. Bobby Smith 10. Les Allen 11. Terry Dyson Manager Bill Nicholson

La classifica finale del campionato

P W D L G GA Pts
1 Tottenham Hotspur 42 31 4 7 115 55 66
2 Sheffield Wednesday 42 23 12 7 78 47 58
3 Wolverhampton Wanderers 42 25 7 10 103 75 57
4 Burnley 42 22 7 13 102 77 51
5 Everton 42 22 6 14 87 69 50
6 Leicester City 42 18 9 15 87 70 45
7 Manchester United 42 18 9 15 88 76 45
8 Blackburn Rovers 42 15 13 14 77 76 43
9 Aston Villa 42 17 9 16 78 77 43
10 West Bromwich Albion 42 18 5 19 67 71 41
11 Arsenal 42 15 11 16 77 85 41
12 Chelsea 42 15 7 20 98 100 37
13 Manchester City 42 13 11 18 79 90 37
14 Nottingham Forest 42 14 9 19 62 78 37
15 Cardiff City 42 13 11 18 60 85 37
16 West Ham United 42 13 10 19 77 88 36
17 Fulham 42 14 8 20 72 95 36
18 Bolton Wanderers 42 12 11 19 58 73 35
19 Birmingham City 42 14 6 22 62 84 34
20 Blackpool 42 12 9 21 68 73 33
21 Newcastle United 42 11 10 21 86 109 32
22 Preston North End 42 10 10 22 43 71 30

Ah, il capocannoniere fu Jimmy Greaves, del Chelsea, con 44 goal. Un nome che i tifosi del Tottenham impareranno a conoscere presto…

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